La velocità della luce

Nel 1675, l’astronomo danese Ole Christensen Rømer (1644-1710) fu il primo a dimostrare sperimentalmente che la luce ha una velocità finita e che, quindi, non si propaga istantaneamente.
Egli si basò sulle osservazioni delle eclissi di Io, una delle lune di Giove. Notò infatti che le eclissi si verificavano con dei ritardi o degli anticipi rispetto al tempo previsto, in base alle posizioni e alle velocità relative di Terra e Giove. In particolare, quando la Terra era più lontana da Giove, i periodi si allungavano; mentre quando Terra e Giove erano più vicini, i periodi delle eclissi di Io si accorciavano.

La tesi di Rømer era semplice: la differenza era dovuta alla velocità della luce. Infatti, se la velocità non era infinita e la luce quindi non si propagava istantaneamente, allora doveva impiegare un certo tempo per raggiungere la Terra da Giove, tempo che aumentava quando i due pianeti erano più lontani.
La sua scoperta venne presentata all’Académie royale des sciences e riassunta più tardi in una pubblicazione, il 7 dicembre 1676. Nella pubblicazione Rømer affermava che “Per una distanza di circa 3000 leghe, valore molto prossimo al diametro della Terra, la luce impiega meno di un secondo di tempo“.
Il valore della velocità della luce calcolato da Rømer non è giunto fino a noi, ma il calcolo, con gli stessi dati, è stato effettuato dal matematico Christiaan Huygens (1629-1695) e il valore ottenuto è di circa 214.000 km/s, abbastanza vicino al valore attuale di 299.792,458 km/s.

 

 

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